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Ventesimo anniversario dell’assassinio di Annalisa Durante, uccisa dalla camorra

La sera del 27 marzo 2004 un commando sparò i colpi che colpirono mortalmente la giovanissima ragazza di Forcella

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Vent’anni. Il tempo in cui una vita nasce, cresce e fiorisce. L’età in cui i sogni, i sentimenti più puri, amori veri, colorano l’orizzonte. A vent’anni si spicca il volo verso il futuro, si disegna il futuro, si sogna e si annodano i fili della vita. Erano ancora lontani i vent’anni per Annalisa Durante, giovanissima ragazza di Forcella, quando tutto questo fu spezzato e spazzato via in una buia e violenta sera. Da cui sono passati esattamente vent’anni. E gli anni della vita, dei sogni, del cuore che batte, dei fili che si annodano e disegnano l’esistenza sono diventati gli anni dalla fine di tutto, da una vita spezzata, da sogni infranti e cancellati. 

La sera del 27 marzo 2004 in un istante le risate e gli scherzi, il sorriso e l’amicizia nelle ore più spensierate e liete crollarono sull’asfalto. E il sorriso luminoso di Annalisa, la sua innocenza che sorrideva alla vita, furono spenti, riversi esanimi ai bordi di una strada. Era una serata lieta e felice come tante, in un secondo divenne la sera del buio, della tristezza, dell’angoscia, della fine della vita. 

Qualche mese prima, durante una rapina, un’altra giovane vita fu spezzata a Forcella, quella di Claudio Taglialatela. «Oggi abbiamo visto i funerali di Claudio in televisione. Abbiamo pianto tanto. Mia madre è sconvolta, dice che è la cosa più orribile perdere un figlio. A me mi è venuto il freddo addosso. Che tragedia. Perché si deve morire così? Non è giusto». Questi furono i pensieri scritti da Annalisa Durante sul suo diario. «Non mi piace vivere qui, anche se poi litigo sempre con i miei amici di scuola quando mi sfottono e dicono che Forcella è un posto brutto e che sono meglio i Tribunali. Io mi arrabbio e rispondo che Forcella è bella, bellissima. Dico una bugia, però non gli voglio dare soddisfazione» si legge in un’altra pagina del diario, pubblicato l’anno dopo la sua morte. Un libro che giunge dritto al cuore, che fa vibrare il cuore, con intensità e profondità.

«Non le piace "lo sfruttamento e il lavoro nero. A Forcella ci sono fabbriche di borse, tante ragazze stanno per tutto il giorno chiuse lì. Hanno sempre le mani sporche. C'è mia sorella Manu: ma almeno il datore di lavoro non la costringe a lavorare quando non si sente bene", aggiunge con candore Annalisa. E poi: non le piace la povertà di "tante amiche che non hanno una casa vera, ma vivono in una sola stanza. Anche io devo fare i compiti sul ballatoio, ma almeno ho una casa vera, sono fortunata". Le fanno rabbia "i disonesti". Che poi è il suo modo, di bambina nata a Forcella, di definire camorra i vicini di vicolo». Sono alcuni brani del diario  riportati in un articolo di Repubblica del 2012.

«Il giorno in cui verrà la fine del mondo, non avere paura perché non sarà altro che Dio che è venuto a prendere i suoi angeli più belli: io e te», parole dedicate all’amica più cara, Nunzia.

«A un’amica a me molto cara un giorno ho chiesto: perché per essere vivi bisogna vivere? Lei in un giorno di pioggia mi rispose: guarda il cielo, è l’unica cosa più grande di te». 

«Vivo e sono contenta di vivere anche se la mia vita non è quella che avrei desiderato. Ma so che una parte di me sarà immortale. E presto andrò in paradiso». Sette persone hanno potuto vivere grazie agli organi di Annalisa donati dopo la sua morte, in sua memoria è nata una biblioteca popolare e un’associazione che organizza un premio nazionale dedicato alle scuole, a lei è dedicata la scuola in cui è stata alunna.  

 

 

Foto: sito web Università di Napoli, Associazione Annalisa Durante

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